Unico sbocco della Giordania, Aqaba è situata nel sud della Giordania, sulla costa del Mar Rosso.

La città venne conquistata da Thomas Edward Lawrence, noto anche come Lawrence d’Arabia, nella battaglia di Aqaba durante la prima guerra mondiale, strappandola ai turchi-ottomani.

Crocevia tra Asia, Africa ed Europa, Aqaba fu abitata sin dal 4.000 a.c.. Aqaba viene citata col nome di Etsion-Gheber, nei Libri dei Re. Dal primo dei Libri dei Re[4] 9, 26: «Il re Salomone costruì anche una flotta ad Etsion-Gheber, presso Elath, sulla riva del Mar Rosso, nel paese di Edom.»

Durante gli scavi di Tell al-Khalīfa, a ovest di ʿAqaba, al confine tra Israele e Giordania, sono venuti alla luce forni per la fusione del rame che si ritiene appartenessero al sito biblico di Etsion-Gheber, dove tra il XV e il X secolo a.C., veniva fuso il materiale proveniente dai giacimenti di Wadi Araba. Infine da Etsion-Gheber, la flotta di Salomone partì per le mitiche miniere di Ofir, località mai identificata che si suppone si trovasse tra lo Yemen, l’Eritrea, l’Etiopia ed il Sudan. In quel periodo, ʿAqaba e la sua area prosperarono, per il fatto di trovarsi in una delle direttrici principali del commercio mediorientale. Gli scavi succitati hanno portato alla luce ceramiche cinesi e monete etiopiche. Dopo essere stata conquistata dalle truppe di Alessandro Magno, la città, col nome di Berenice (in onore di Berenice I), fece parte del regno d’Egitto sotto la dinastia tolemaica, tra il III e il I secolo a.C., per passare in quello stesso periodo sotto il dominio dei Nabatei, che governavano Petra. All’inizio del II secolo, la città venne conquistata dai Romani, che la chiamarono Aila. Aila continuò a prosperare, in quanto era collegata al sud della Siria, quindi a Damasco attraverso la Via Traiana Nova. Passò poi ai Bizantini che vi edificarono numerose chiese e fortificarono la città.

Dopo la conquista araba, verso il 635, la città entrò a far parte del Califfato, governato prima (sino al 750 circa) dagli Omayyadi, poi (sino alla fine del X secolo circa) dagli Abbasidi, periodo in cui sono collocate le avventure di Sindbad il marinaio[5], e quindi (sino all’inizio del XII secolo) dai Fatimidi. Ancora nel X secolo, un viaggiatore musulmano, al-Muqaddasi, descrisse Ayla come una “grande città”, un luogo di incontro per i pellegrini in viaggio verso La Mecca. Durante il governo dei Fatimidi, nel 1024, Ayla venne saccheggiata da alcune tribù locali e poi, nel 1068, un terremoto la devastò, condannando il luogo ad un ruolo storico di secondo piano.

Nel 1116 Ayla fu occupata dai Crociati, che occuparono anche un isolotto vicino alla costa occidentale del golfo, che fu fortificato e denominato, Ile de Graye (oggi Isola del Faraone). Nel 1170 sia la città che l’isola furono conquistate dal Saladino e la dinastia degli Ayyubidi le governò sino al 1250 quando subentrarono i Mamelucchi. All’inizio del XVI secolo, Ayla cadde sotto il dominio Ottomano, che durò sino alla prima guerra mondiale. In questo periodo la decadenza della città continuò a tal punto che il luogo divenne un piccolo villaggio di pescatori.

I Turchi avevano costruito ad Aqaba una fortezza, ancora oggi visibile, nella quale erano stati posizionati dei potenti cannoni navali di produzione tedesca. La città aveva resistito a ben due attacchi da parte della Royal Navy e stava diventando una vera spina nel fianco. Difesa da potenti batterie pesanti costiere Krupp da 305 millimetri, era considerata imprendibile, poiché dal lato terrestre era protetta dal Deserto del Nefud, considerato impossibile da attraversare. La città poteva inoltre diventare una base d’appoggio per gli U-Boot tedeschi nel Mar Rosso.

Aqaba fu occupata dalle milizie arabe guidate da Lawrence d’Arabia nel 1917, in quella che fu chiamata la Presa di Aqaba; le milizie arabe avevano attraversato il Nefud, cogliendo la guarnigione ottomana di sorpresa. I cannoni turchi erano puntati verso il mare, nessuno si sarebbe aspettato un attacco alle spalle attraverso il deserto. Caduta Aqaba, i Turchi persero la loro ultima città portuale sul Mar Rosso.

Alla fine della guerra, i britannici assegnarono ʿAqaba all’Emirato di Transgiordania (più tardi Regno di Giordania), ma il confine con l’Arabia Saudita era poco più a sud, alla periferia della città. Dato lo sviluppo della città e del porto, specialmente dopo la seconda guerra mondiale, il breve tratto di costa giordana si rivelò insufficiente, il re di Giordania, Husayn, nel 1965, cedette all’Arabia Saudita 6 000 chilometri quadrati di deserto in cambio di 12 chilometri di costa a sud di ʿAqaba.

Come già detto la città è circondata da montagne desertiche, come è stato descritto da Thomas Edward Lawrence, «vasta, echeggiante e simile ad una divinità» (Seven Pillars of Wisdom, libro VI, cap. LXXV), considerata da molti uno dei panorami più strabilianti al mondo, Wadi Rum è un paradiso per gli amanti della natura.

Una nota curiosa riguarda Fabrizio de André cita Aqaba nella canzone Smisurata preghiera …Per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio e seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici e di figli con improbabili nomi di cantanti di tango in un vasto programma di eternità….” , ultima traccia del suo ultimo album Anime salve (1996), tratta dai testi del poeta colombiano Álvaro Mutis.